Il centenario di Eugenio Miccini, scrittore e poeta visivo fiorentino (nato il 23 giugno 1925 e scomparso il 19 giugno 2007 a Firenze), sarebbe passato sotto silenzio se non fosse stato per la sollecita insistenza del collezionista pratese Carlo Palli nel voler ricordare, in primis alle istituzioni toscane, che per questo artista «anche il silenzio è parola». Secondo Miccini, infatti, «l’opera dell’artista c’è anche se il silenzio è capace di nasconderla… c’è ed è cultura a disposizione del mondo o della storiografia. Come l’oro o l’uranio seppellito chissà sotto quale piega geologica…». (Miccini, “Lotta Poetica”, 17, 1984)
Dal 2 febbraio 2026 la Regione Toscana promuove, nella sede di Palazzo Guadagni Strozzi Sacrati in piazza Duomo 10 a Firenze, una mostra curata da Stefano Pezzato, responsabile di collezione e archivi del Centro Pecci di Prato, che presenta opere dalla collezione di Carlo Palli per celebrare pubblicamente Eugenio Miccini e la sua ricerca d’avanguardia a partire dal 1963, anno di fondazione della Poesia Visiva.
In un mondo strapieno di parole e immagini, che producono «un assordante rumore al livello più basso del pragmatismo», Miccini è intervenuto con collage, definizioni, rebus, diagrammi, assemblaggi fotografici e oggettuali, ex libris, e varie pubblicazioni indipendenti per promuovere e diffondere la cultura poetica oltre il limite che distingue e separa il senso comune diffuso e una pratica estetica elitaria, consapevole com’era «di lavorare alla produzione di un’anti-merce».
L’intento principale dell’artista era quello di scuotere e stimolare il pubblico, offrendo esempi di rilettura delle voci e delle immagini dominanti nella cosiddetta «società dello spettacolo», dove tutto è codificato e normalizzato («la mano, la parola, il corpo, le forme spurie logo-iconiche, i rumori concreti e anche la musica, i profumi, l’assetto urbano…»), nel tentativo dichiarato di «riaccendere le valenze espressive ad un esercizio liberatorio, critico e creativo».
Eugenio Miccini
Nasce a Firenze il 22 giugno 1925, cresce in collegio e poi in seminario, dove compie studi umanistici, appassionandosi soprattutto alla filosofia greca e alla letteratura latina. Studia anche musica e organo con Domenico Bartolucci, in seguito direttore della Cappella Sistina. Abbandona il seminario e diserta il servizio militare, vivendo alla macchia e tra i partigiani durante la seconda guerra mondiale. Nel dopoguerra studia filosofia, frequentando le lezioni universitarie di Giulio Preti su Hegel, Marx, Dewey, e si laurea in Pedagogia con Lamberto Borghi.
Dopo una breve parentesi dedicata alla pittura, scrive e pubblica opere di poesia e saggi letterari. Nel 1961 vince il premio di poesia “Città di Firenze” e collabora come redattore alla rivista “Letteratura” diretta da Alessandro Bonsanti, dove pubblica studi semiologici sul linguaggio della poesia. Frequenta i letterati fiorentini, fra cui Romano Bilenchi che lo raccomanda a Elio Vittorini. Pubblica Tre poemetti sulla rivista “Menabò” diretta da Vittorini e Italo Calvino, quindi la raccolta Sonetto minore nella collana di poesia della Vallecchi diretta da Mario Luzi e Carlo Bertocchi.
Stringe un sodalizio artistico col poeta Lamberto Pignotti, insieme al quale avvia le prime esperienze di poesia “tecnologica”, organizza a Firenze un convegno sui rapporti fra Arte e Comunicazione nel 1963 e un convegno su Arte e Tecnologia nel 1964. Con Pignotti e musicisti d’avanguardia come Giuseppe Chiari e Sylvano Bussotti, pittori della Nuova Figurazione come Antonio Bueno e Alberto Moretti fra gli altri, fonda a Firenze il Gruppo 70, alla cui interdisciplinarità s’ispira la Poesia Visiva. È coinvolto anche nella coeva formazione del Gruppo 63, dedito a ricerche linguistiche, letterarie e critiche di neoavanguardia.
Gli anni Sessanta per Miccini sono fertili di attività organizzative e produttive, con incontri, spettacoli, esposizioni e pubblicazioni. All’attività del Gruppo 70 e alla Poesia Visiva si accostano altri operatori verbo-visuali, fra i quali si ricordano Ketty La Rocca, Emilio Isgrò e il futuro critico Achille Bonito Oliva. Nel 1969 Miccini fonda a Firenze il Centro Téchne, di cui dirige l’attività espositiva, l’omonima rivista “Téchne” e la pubblicazione di speciali “Quaderni” dedicati alla Poesia Visiva, al dibattito culturale e politico, al teatro d’avanguardia.
Negli anni Settanta collabora con il poeta visivo Sarenco all’edizione periodica “Lotta Poetica”, che dirige fino ai primi anni Duemila. Collabora inoltre col semiologo Egidio Mucci e la sua cattedra di Strumenti e Tecniche della Comunicazione Visiva presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze, dove s’interseca anche col giovane critico d’arte Pier Luigi Tazzi. Nel frattempo Miccini insegna nelle Accademia di Belle Arti di Verona e Ravenna.
Nel 1983 fonda il gruppo internazionale Logomotives insieme ai poeti visivi Alain Arias-Misson, Julien Blaine, Jean-François Bory, Paul De Vree, Sarenco e Franco Verdi.
Sue opere si trovano in numerose collezioni pubbliche italiane e all’estero. È invitato a importanti mostre e sedi espositive internazionali, fra le quali la Biennale di Venezia (4 edizioni), la Quadriennale di Roma, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, Palazzo Forti di Verona, Palazzo Vecchio di Firenze, Musei di Marsiglia, Galleria d’Arte Moderna di Torino, Hayward Gallery di Londra, Palazzo dei Diamanti di Ferrara.
Ha pubblicato oltre 70 libri di carattere artistico e saggistico. Si spegne a Firenze il 19 giugno 2007.

